Papà è nell’amore
Papà è nell’amore

Papà è nell’amore

Era l’agosto del 2011 e da due mesi io e Tiziano vivevamo come naufraghi, persi nel mare del nostro stupore. La mia testa in un corto circuito di dolore, la sua affollata di domande. Una tra tutte: “ma ora dov’è papà?” Ho saputo solo rispondergli che era nel nostro cuore e lui ha intuito, prima ancora di me, dove Antonello sarebbe stato per sempre: “ah, ho capito, papà è nell’amore”.

Dopo 10 anni Antonello è ancora lì, nell’amore che proviamo per lui, nel ricordo dei suoi gesti, nelle immagini che conserviamo di lui e nella sua arte.

Ma l’amore in cui vive Antonello non è solo il nostro ma anche di coloro che hanno incrociato la sua vita. Che voi lo abbiate chiamato amico, Biondo, Rank Xerox, Bulgotronic o semplicemente Anto, vi chiedo di lasciarci una traccia del suo ricordo: parole, immagini, disegni, musica, una risata o anche la commozione di un momento. Le tracce che lascerete diventeranno un libro e serviranno a raccontare ad un figlio la storia del padre che ha conosciuto così poco e a dimostrare ad un bambino di 5 anni che sì, è vero, papà è e rimarrà nell’Amore.

47 commenti

  1. Laura

    Il ricordo di te, cuginetto mio, è di quando insieme ad Ale, a notte inoltrata, passeggiavamo tutti insieme su viale Buozzi, voi che spingevate la carrozzina di zia Lu Lù, cantando e ballando.
    La tua risata, quella di zia, erano contagiose, colme di felicità… nonostante tutto.
    Sei con me ogni istante.❤️

  2. Mario

    Descrivere il Biondo e tutti i ricordi che abbiamo condiviso non è facile. Le cose con lui non erano mai semplici e lineari; l’artista in lui trovava percorsi nuovi ed imprevedibili nelle piccole cose come nelle grandi. Era già un influencer quando i social non esistevano, un precursore delle mode, uno che riusciva a vivere la vita sempre con leggerezza.
    Ci manchi, Biondo.

    1. Simona

      Io mi son fatta le migliori risate con lui nel 1991/92.
      Quando prendeva una borsetta dell’asilo , un tampax che fungeva da sigaro e imitava la sora Lella( la sorella di Aldo Fabrizi). Quante risate ci siam fatti e quante se ne starà facendo anche ora, lui! Un bellissimo ricordo mi accompagna di te!

  3. Carla Dedola

    Sono sconvolta, perché non sapevo che Antonello fosse mancato. Lo apprendo oggi, da questo post. Ho un ricordo bellissimo di lui, e di Alessandro, bellissimi ragazzini, alla spiaggia ufficiali di San Vito, al campetto di via di Palma, alla Sezione Velica di viale Virgilio. Un abbraccio alla sua famiglia. Eravamo belli, giovani, con tutta la vita davanti.

  4. Tuo Padre
    Tuo Padre è il motivo per il quale i miei si sono conosciuti e, senza il quale, probabilmente non
    sarei qui a scriverti queste righe, in questo afoso pomeriggio di tarda primavera;
    Tuo Padre era la Mamma che dice “Dai che la settimana prossima viene Antonello!” e noi lì, in
    trepidazione, come fosse la Vigilia di Natale;
    Tuo Padre era quello che faceva ridere la Mamma e tanto mi bastava;
    Tuo Padre era “Zio Anto facciamo la lotta sul divano?”, seguita da una risposta sempre
    affermativa accompagnata da “No, i Gremlins mi stanno attaccando!”;
    Tuo Padre era atletico tanto che “Da grande spero di diventare come Zio Anto!” e tiravamo a
    canestro dietro casa dei nonni, per ore. Non te l’ho mai detto Zio Anto, per paura che ti
    offendessi, a pallacanestro non eri il massimo ma a noi bastava che giocassimo insieme;
    Tuo Padre era “Che figo Zio Anto, che gioca ai videogiochi insieme a noi!”: le sfide a “Mario Kart”
    con mio papà sul Nintendo64 e poi l’adrenalina che saliva a “NBA Street Vol.2” sulla Play Station
    nella mia camera. Zio Anto, lo so che ti allenavi quando ero a scuola;
    Tuo Padre era “torniamo dal mare in macchina con lo Zio Anto”, lui che guida la Polo della
    mamma, la ciabatta che si incastra sotto il pedale, il rosso del semaforo che scatta e lui che ferma
    la macchina tirando il freno a mano come nei telefilm americani: “Che supereroe lo Zio Anto!”;
    Tuo Padre era l’amore per la Nonna Enza e il Nonno Bruno;
    Tuo padre era “Che togo lo Zio Anto che rimane fino a notte tardi, sulla poltrona di Nonno Bruno,
    a vedere la tv bevendo latte gelido direttamente dalla bottiglia”. Se a 12 anni mi avessero chiesto
    “Cos’è la libertà?” avrei dipinto quella immagine;
    Tuo Padre è colui dal quale avrei voluto imparare a fotografare la vita;
    Tuo Padre è l’ingiustizia di andarsene troppo presto ed è stato il primo monito a vivere per me,
    giovane ragazzo in formazione;
    Tuo Padre è il motivo per il quale mi sono sentito subito in debito con te, per il quale ho cercato,
    fin da quel maledetto giorno, di restituirti almeno un pizzico della spensieratezza che lui ha
    regalato a me;
    Tuo Padre è la ragione per la quale ci ritroviamo e che ci fa sentire ancora più Famiglia;
    Tuo Padre è prima di tutto Tuo Padre, ma anche Zio Anto e devi andarne fiero, come ne vado fiero
    io;
    Tuo Padre, Antonello Bulgini.
    Giorgio
    Porto San Giorgio 20 giugno 2021

  5. Carlo Alberto

    Ho “conosciuto” Antonello solo per tramite dei racconti di Alessandro: racconti sempre ricchi di aneddoti e di citazioni, racconti legati all’arte ed allo scanzonato cazzeggio, racconti che solo chi lo ha amato può divulgare.
    Qualcosa del suo e del vostro essere è arrivato anche a me e lo custodisco gelosamente tra i ricordi come fossero esperienze di vita vissuta.
    Un grande abbraccio.

  6. Fabrizio Lascar

    Abelardo
    Abelardo non e’ il mio vero nome
    ma mi venne dato da tuo padre e tuo zio.
    Una sera varcai la soglia del suo locale
    VERNICE FRESCA
    e da li iniziai una nuova vita.
    Da ragazetto timido e insicuro con l’incontro con Antonello e Alessandro
    Inizio’ un nuovo capitolo della mia vita.
    Circondato del loro amore e rispetto capii che cosa fosse finalmente
    Il valore dell’amicizia.
    Questo e’ stato e sara’ sempre per me un AMICO e un MAESTRO D I VITA
    Felice di aver varcato quella porta quella sera del lontano 1988.

    P.S il mio vero none e’ Fabrizio alias ABELARDO

  7. Viviana

    Proprio ieri la mia mamma ed io abbiamo nominato Antonello. Lo abbiamo fatto partendo da quello che di lui era più evidente. Antonello era bellissimo, di una bellezza che non era solo frutto della genetica, ma di un animo nobile. Lo ricordo guardarmi con tenerezza quando, da bimba ben più piccola di lui, gli dicevo che da grandi avremmo potuto sposarci. Avrebbe potuto ridere, forse lo avrebbe fatto chiunque al suo posto. Lui no, lui aveva cura di non ferire nessuno. Anche se era poco più di un adolescente, aveva quel garbo e quell’accondiscendenza che solo un ragazzo cresciuto meravigliosamente ma troppo in fretta, poteva avere. Quella profondità lo ha reso sicuramente un padre meraviglioso.

  8. Luigi Miglietta

    Caro Antonello ti ho sempre davanti a me con una tua foto che ti rappresenta in un dolce sorriso …i momenti sono tanti ma quello che voglio regalare a chi legge è quello di quando giocavi con i miei figli a tirarvi addosso i boccioli della magnolia alla pinetina ed eri così partecipe da farmi sbellicare dalle risate …e tanti altri come quello alla piscina dell’hotel a Taormina quando ti facevi centinaia di vasche senza sosta e mi dicevo questa sarà l’ultima …Antonello ti ho amato davvero e continuò ad amarti insieme a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerti

  9. Margherita Gotti Porcinari

    Ho ricordi di Antonello lontani nel tempo quando ancora era un ragazzino e con Alessandro vennero a Valtriano a trovare gli zii. Erano entrambi vivacissimi, salivano sugli alberi, molto simpatici ed eclettici. Antonello era di una bellezza struggente e ricordo che da bambina lo ammiravo per la sua disinvoltura, simpatia. Lo ricordo poi studente per la maturità e per il concorso in Accademia Navale a Livorno dove entrò nel corso Asmi. Ho partecipato all’ epoca quindicenne al suo Mak P 100, fu una serata straordinaria, lui in divisa stava benissimo, quella sera cantavano in Accademia Navale i Mattia Bazar, facemmo tardissimo e la serata finì con Antonello e Alessandro che suonavano la batteria e cantavano. Antonello era uno spirito libero e la divisa non rappresentava l’artista che era infatti dopo poco lasciò l’Accademia e lo ricordo con i suoi lunghi capelli al Vernice Fresca a Livorno locale alternativo e frequentatissimo. Antonello era una splendida persona, aveva una grande comunicativa e tantissimi amici. Artista a tutto tondo. Sempre sorridente, simpatico e disponibile, pieno di iniziative e di idee molto avanti rispetto alla media e molto intelligente. Pieno di energia positiva nonostante la vita gli avesse tolto ed in giovane età. Persona da ammirare e da portare ad esempio per aver affrontato tutto sempre con il sorriso e grande voglia di vivere.
    Ricordo Antonello ragazzo e la zia Tilde che si divertiva raccontando le ” prodezze” che lui e Alessandro facevano…..doveva essere un papà molto speciale e sempre ti sarà vicino…. è nell’amore, in ogni cosa, in ogni colore, profumo se saprai ascoltarne i segni! Spero di conoscerti insieme alla tua mamma….ho una foto di quel Mak P 100 che vi farò avere! Un abbraccio

  10. daniela

    Anto , prima di tutto ci manchi .. quello che sta facendo tua moglie è dolcissimo . Dover dare delle risposte ad un figlio che ha perso il padre, deve essere estremamente difficile . Ma questo mi sembra il modo più vicino al tuo cuore .
    Brava Rossana 🌹
    Con te Anto, ho vissuto e non è un segreto, il mio primo grande amore. Mi hai catapultato nel tuo mondo, abbiamo vissuto uno dei momenti più belli della mia vita. Abbiamo vissuto di colori di odori di gioia di viaggi di incontri di parole e abbiamo cambiato case comprato cose abbiamo vissuto tutti insieme felici e spensierati soprattutto, abbiamo vissuto un amore che ci ha poi portato a cercarci negli anni sempre e comunque, perché tu nel frattempo eri riuscito a trasformare il nostro amore in qualcos’altro non ero più una compagna ma un amica, un’amica che ti confidava ogni cosa, ti parlavo dei miei pensieri delle nuove persone che mi stavano vicino, tu eri per me una fonte inesauribile di amore, un amore che aveva cambiato connotati ma che non ti deludeva mai.
    A volte facevo a pugni con la tua arte, ci ho messo un po’ a capire come esserci e come starti vicino. Ma tu mi hai insegnato a leggere oltre le cose, mi hai insegnato a guardare i colori a sentire i profumi incessanti della vita, ad assaporare i pensieri degli altri senza giudicare. Sei stato un uomo importante per me lo sanno tutti! Felice di averti incontrato felice di averti vissuto con la leggerezza dei miei 17 anni. Grazie !!!!!!!!!!!
    Il primo libro che mi leggesti al mare fu il Maestro e Margherita, ecco noi saremo sempre due protagonisti scelti a caso che si trovarono a vivere una dolcissima e a volte turbolenta storia d’amore a Taranto le città dei due mari la città delle cozze tarantine le città della Magna Grecia. Per raccontarti ci vuole un mese intero. Sono troppe le cose che direi !!
    Ma di certo, ciò che qui tutti noi possiamo ammettere, e che non eri per niente normale ☺️☺️☺️☺️☺️☺️. Matto e inquieto, dolce e indeciso folle e irriverente
    bellissimooooooooooo!!!
    Ti voglio bene Anto ,
    voglio bene a tutto ciò che hai creato e che sei stato !!
    Non so dove tu sia, ma sicuramente chi ti ha conosciuto non può dimenticarti !

    Daniela, una vongola Tarantina 🌻

  11. Daniele Moneta

    Il primo ricordo risale al 1970 eravamo in classe alle scuole medie, lui era un grillo ed era fortissimo nel salto in alto. Poi ci siamo rivisti il primo giorno all’ingresso in Accademia.
    Eravamo nello stesso dormitorio e mi ricordo lo sguardo la mattina alla sveglia quando ci guardavamo in faccia sperduti e spaesati.
    Poi tanti tanti momenti della vita da allievo che alternavano gioia e tristezza ma sempre affrontati con il sorriso e lo sguardo proiettato verso l’infinito. Penso che l’ultimo incontro risale a un pomeriggio nel 1994, ci siamo incontrati in centro a Livorno e abbiamo giocato con mio figlio a pallone per oltre 3 ore nella piazza Magenta.

  12. Ich erinnere mich an Antonello, als er nach München kam, voller Humor, ein großes Lächeln und offenes Herz. Er zog zu mir und Valio und Herta ins Atelier ein. Ich durfte manchmal erleben wie wild entschlossen und ernsthaft er seine Bilder zu Ende malte. Das war großartig. Wir haben auch viel Zeit mit Rossana und später Tiziano verbracht. Ich besuchte die kleine Familie in Rom, wir fuhren auf die Kunstmesse nach Basel und einmal durfte ich sogar zu Weinachten mit zu seiner Familie nach Italien ans Meer. Danke liebe Rossana, dass du auch immer Motor warst uns Künstler zusammen zu bringen und für deine und Antonellos Freundschaft, die ihr mir entgegen gebracht habt. Das bleibt unvergesslicher denn je in meinem Herzen. Sybille

  13. Elena La Gioia

    La foto di Antonello, lato B.
    Antesignano delle foto senza pose oggi di moda, voglio ricordare Antonello dal retro di una foto da lui scattata, a scuola, nel lontano 1979. Prima la dedica: “ricordati del più folle fotografo del mondo, Antonello”. Scriveva e parlava di sè ma ti tirava dentro come nessuno, nella sua follia come nel suo mondo, anche solo con una foto con dedica. Non ti avvisava, sbucava e click. Poi stampava su carta Kodak e ti ritrovavi in quel regalo inatteso. Venivi bene, venivi male, venivi strana ma lui stampava perchè eri tu, che te ne fai della posa e del sorriso migliore e della luce adeguata o dei dettagli centrati: vuoi mettere il sorriso della meraviglia, la posa dietro il banco che diventa il tuo posto nel mondo in quel momento, i dettagli sfuocati che diventano ricordi da ripescare ogni volta come se fosse la prima. E soprattutto quell’attimo raro di felicità, che è tutta lì la foto, di essere tu il soggetto dietro l’obiettivo non della macchina ma dei suoi occhi di mare e del suo essere speciale. Ti centrava, dentro.

    1. Gianfranco

      Elena, che fortuna abbiamo avuto nel poter avere un amico come lui, quando ho letto V°I 1979 mi sono emozionato, “il sorriso della meraviglia” …. Grazie Elena
      Gianfranco Gisotti

  14. Cinzia

    Ciao Tiziano, è una gioia parlare con te perché mi piace farti sapere che è una gioia parlare del tuo papà, una persona che per me ha incarnato perfettamente il significato più autentico della parola “gioia”. Gioia di vivere, gioia di sorridere alla vita, gioia di condividere, di comunicare; un sentimento, o meglio, un atteggiamento nei confronti della vita che lui non ha mai abbandonato, nonostante le prove tremende che ha dovuto affrontare sin da quando era un ragazzo come te.
    Il destino, anzi, la carambola della vita ha fatto incontrare me e il tuo papà sui banchi di scuola del liceo e ci ha fortunatamente fatto vivere anni di puro piacere, fatto di risate, di allegria e soprattutto di un affetto profondo che ci ha tenuto legati per sempre, e che non è stato scalfito dalla distanza fisica degli anni a venire. I momenti che ricordo dentro di me sono infiniti, il tuo papà ed io ci siamo sempre seguiti e raccontati, anche dopo la scuola, negli anni di Livorno, di Monaco, di Roma, dei suoi sporadici ritorni qui a Taranto per impreziosire con la sua arte le pareti di un locale di un suo amico. Ricordo bene la tenerezza con cui mi parlò di te, di quanto amasse trascorrere il suo tempo ad accudirti e a giocare con te.
    So bene che in questi anni molti ti avranno detto più o meno le stesse cose su di lui, e scusami se non sarò originale, ma sappi che non è così scontato che una persona lasci un segno profondo e indelebile nel cuore degli altri, ciò accade solo alle persone speciali e il tuo dolcissimo papà lo è stato e continuerà ad esserlo per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo davvero.
    Insieme ad un forte abbraccio a te e alla tua mamma che ringrazio profondamente per questa opportunità che ha voluto donarci, ti mando una poesia che il tuo papà scrisse su un foglietto tanti, ma tantissimi anni fa

    AntonelloB

  15. Luigi Troia

    Ho avuto la fortuna di conoscere Antonello a Monaco di Baviera.Con lui ho passato delle bellissime giornate cazzeggiando come due ragazzini per le strade di Monaco. Molte volte a vicenda ci incontravamo nei nostri Atelier per scambiarci le nostre esperienze di lavoro. Anche in quei momenti non si perdeva l occasione di ridere e scherzare, il suo umorismo , la sua leggerezza e amore erano veramente altamente contagiosi!!! Così me lo ricorderò sempre 😎❤️Ciao Rossana e Tiziano , un saluto e abbraccio anche da Brigitte

  16. Lelio

    Ciao Antonello.
    Grazie per la tua anima.
    Grazie per quella volta che sotto braccio mi hai detto:”Non fare cazzate”.
    Grazie per aver sfiorato, appena, la mia vita e nonostante tutto sei e sarai sempre presente.

  17. Giuliana

    Ciao Tiziano,
    I ricordi che ho di tuo padre sono racchiusi nella casa di via Di Palma a Taranto della nonna Lulu’.
    Nonostante la differenza di età e le difficoltà della vita io e la nonna Lulu’ avevamo una sintonia particolare.
    Quando dovevano arrivare Antonello ed Alessandro lei si elettrizzava…amava profondamente i suoi figli.
    Quando arrivavano in quella casa c’era rumore…gioia…vita…
    Tuo padre era l’esempio perfetto di genio e follia…aveva l’arte nelle mani e nel cuore.
    Tuo padre era quello che se decideva di indossare un jeans appena lavato lo indossava bagnato….
    Tuo padre era quello che vedeva la TV sdraiato per terra…
    Tuo padre era quello che si toglieva la cinta dai pantaloni per sistemare la nonna in macchina per portarla a vedere il mare…
    Tuo padre era quello che quando tornava vestito con il mantello da cadetto mozzava il fiato…
    Tuo padre era quello che se stava in porta in una partita di calcio le pareva tutte…
    Tuo padre era un sorriso accattivante…una risata coinvolgente…
    Tuo padre era tante cose belle…certo non tutte…ma nel mio cuore sono soprattutto rimaste le sue ultime parole… quando mi abbracciò e mi disse…tu non sei una qualunque tu mi ricordi la mia casa la mia mamma tu non sei una qualunque…
    Onoratissima di aver attraversato la sua vita…
    Un abbraccio e…in quanto figlio di Antonello… ti voglio bene…

  18. egizia

    pensare ad Antonello è come sentirsi abbracciati. pochi anni di amicizia ma tantissimi ricordi di tante domeniche sera in cui dal mio interno 7 salivo nell’accogliente interno 9 e fra una lotta con Tiziano, una chiacchiera con Rossana e Antonello, veniva predisposta una cena legata alla tradizione o alla sperimentazione col bimby… progetti, commenti, idee di viaggi nulla era tralasciato… Antonello era sempre attento, ironico, scanzonato apparentemente ma percepiva tutto. una persona rara

  19. Laura

    Oggi voglio ricordare un altro aneddoto, più recente di quello narrato qualche giorno fa.
    Il giorno del mio matrimonio, Anto arrivò la sera prima e com’era solito fare, si mise a dormire sul divano, in salone, per lui non esisteva posto più comodo.
    Il mattino dopo, come in ogni casa, con i preparativi per l’imminente cerimonia, tutto venne allestito intorno a lui che dormiva come un ghiro, senza sentire minimamente tutto ciò che stesse accadendo.
    Fu mio padre a catapultarlo giù dal divano, invitandolo a prepararsi.
    Andò in camera, scese dopo essersi lavato, vestito, appena lo vide mio padre(zio Bruno) scoppiò la solita “discussione” tra di loro.
    Anto si era vestito da cavallerizzo, stivali fuori dai pantaloni, ad Aprile.
    L’ebbe vinta lui, venne al matrimonio così vestito, papà ottenne solamente che non venisse con i fluenti capelli lunghi sciolti, fece una lunga coda da cavallo…
    Fece le foto con me e Paolo con le pose, le smorfie più strane.
    Ci manchi tantissimo, ci mancano le infinite partite a carte durante le feste natalizie, tu con la sigaretta in bocca che parlavi in tarantino stretto.
    Sempre con noi❤️

    Porto San Giorgio
    Mercoledì, 23 giugno 2021

  20. Somyot

    Genau heute vor 10 jahre ist er plötzlich, nur mit 50 Jahre von uns alle gegangen.
    Es war ein sehr gute, sehr lebendige Zeit wo wir sehrr viel miteinander zutun haben.
    Er war derjenige der mir das richtige Schwimmen beigebracht hat, was ich heute immer regelmäßig noch betreibe.

    Wir hatten damals noch ganze Menge Ideen gehabt, was wir zusammen noch machen wollen. Leider kamen wir nicht mehr dazu.

    Was bleibt sind nur noch die Erinnerung.

    Antonello, mein beste Freund.

  21. Fabio Grassi

    Io ero piu piccolo di un po’ d’anni … E nella spiaggia Ufficiali di San Vito tra i “grandi” era il “piu'” Lo guardavano tutti con ammirazione..qualcuno con invidia…non poteva essere dieversamente.Con il fratello Alessandro facevano una coppia incredibile.In quell’ambiente un po’ ingessato della spiaggia e del Circolo erano la liberta’,la fantasia, l’Arte con l’A maiuscola!!
    Che momenti indimenticabili…Indimenticabile Antonello!!

  22. Agata Barone

    Anto, sei nei miei ricordi più belli. Uomo e padre meraviglioso. Sono rimasta accanto a Rossana e a Titti per molti anni ancora. Titti, che ancora adesso mi chiama nonna e che per me è un nipote aldilà del sangue. Rossana e Titti fanno e faranno parte della mia vita nel tuo ricordo.

  23. Marirosa

    Ho conosciuto Antonello negli anni della mia adolescenza, insieme ad un gruppo di amici.
    Era viva in noi tutti la percezione di aver incontrato qualcosa di Grande. Un’esperienza travolgente, oggi dopo tanto tempo ancor più vera, grazie alla quale abbiamo condiviso ideali e speranze, ma anche tanti dolori troppi grandi per noi che grandi non eravamo ancora. (Il ricordo di situazioni, luoghi e persone è rimasto per sempre nel nostro cuore)
    Eppure tutto era abbracciato, nonostante la giovane età, e guardavamo al futuro con fiduciosa baldanza.
    Antonello “brillava” di una luce vivissima, era netta in lui la coscienza dell’incontro fatto.
    ………..
    Considero un gran regalo per la mia vita averlo potuto incontrare nuovamente dopo 30 anni, in un’altra città.
    Benché il tempo fosse trascorso e le esperienze vissute avessero lasciato i segni, come sempre e per tutti accade, il suo sguardo e la sua consapevolezza erano gli stessi.
    L’abbraccio di un ragazzo aveva lasciato spazio a quello di un uomo. Nessuna nostalgia, ma il racconto di una vita. E, soprattutto, Rossana e Tiziano.
    Sono stati pochi gli anni in cui abbiamo potuto frequentarci, con la sua famiglia e i nostri amici.
    Ma l’affetto (soprattutto l’origine dell’affetto) era lo stesso, carico della stessa consapevolezza che, benché la vita avesse seguito le proprie strade, non era stata scalfita da nulla. Aveva conservato il suo posto, nel suo cuore.
    È per questo affetto che Rossana mi è stata così cara in questi dieci anni.
    Un filo sottile, ma resistente al tempo stesso, ci lega ancora oggi, a dispetto della lontananza.
    E questo Antonello lo sa.

  24. Valio Tchenkov

    Lieber Tiziano, liebe Rossana,
    wir denken sehr oft an euch und vermissen euch alle, vor allem Antonello. Wir erinnern uns sehr gerne an unsere gemeinsame Reise durch Bulgarien. Eure Reise von Varna nach Oresch mit dem Taxi. Selbst der Taxifahrer, der nur Bulgarisch spricht, berichtet noch heute von den lustigen Zeichnungen mit welchen Antonello mit im kommuniziert hat. Von unserem gemeinsamen Leben in München kann man nicht so einfach berichten. Es war so schön……..
    Von Herzen
    Valio und Michaela
    PS.: Lilith hat diese Brille von Antonello bekommen

  25. Patrizia

    I ricordi mi riportano al mitico “Vernice Fresca” a Livorno, un luogo originale e piacevole dove a volte amavo andare ad ascoltare buona musica dal vivo. In mezzo ai forti colori dei quadri esposti dai due fratelli artisti, ecco l’immagine di un bellissimo ragazzo solare dai lunghi capelli, sempre sorridente. Purtroppo non ho conosciuto bene Antonello (meglio Alessandro) ma non dimentico come accoglieva tutte le persone nel locale, me compresa. Con semplicità, gentilezza e cordialità

  26. federico

    Ciao Tiziano, la mia esperienza di tuo padre è stata abbastanza breve, dal suo arrivo a Roma al mio ritorno a Livorno, ma posso affermare che è stata altrettanto intensa. Insieme ad Alessandro abbiamo condiviso per un paio di anni lo studio al Quadraro, ex officina dove rimessavano, se non ricordo male, motori per imbarcazioni. Antonello, almeno nei primi mesi, veniva soltanto il pomeriggio perché tutta la mattina stava insieme a te: spesso ti portava al mare, sulla spiaggia di Marina di San Nicola. Allo studio ognuno aveva una sua postazione di lavoro e alcuni punti in comune: il bagno ovviamente, il magazzino, un tavolo esterno sotto il pergolato, e un piccolo spazio di pausa intorno ad una bellissima stufa a legna che nel periodo invernale diventava l’ambiente più presenziato: passavamo il tempo tagliando pallet in legno recuperati in giro per il quartiere. Li bruciavamo nella stufa tentando di proteggerci dal freddo intenso di alcuni giorni particolarmente umidi e piovosi. Questo era soltanto uno dei rituali quotidiani che scandivano le nostre giornate al Quadraro, ed è proprio questo ripetersi giornaliero di azioni semplici ed essenziali condivise con tuo padre e tuo zio che più mi manca di quel periodo. Almeno due o tre pause caffè in un bar, sempre lo stesso bar, il pranzo da un pizzettaro vicino alla fermata della metro: il titolare era un uomo senza orpelli e senza troppa fantasia, i soliti quattro cinque tipi di pizza al taglio, ogni tanto una sperimentazione, quasi imposta dal figlio, che noi accoglievamo con grande entusiasmo e il venerdì il filetto di baccalà fritto.
    Poi c’erano le pause “delle chiacchiere” con una ragazza che abitava al primo piano sopra lo studio. Una delle tante amicizie di quartiere, quelle che soltanto a Roma e soprattutto al Quadraro puoi annodare con abitanti, perditempo e commercianti; Antonello aveva molto legato con un ferramentiere.
    Quando arrivava la bella stagione le soste nel cortile dello studio si facevano sempre più lunghe, ci godevamo il tardo pomeriggio primaverile, la splendida luce del quartiere e i ratti che uscivano dalle fogne per il caldo. Ci sarebbero molti aneddoti da raccontare, alcuni divertenti altri un po’ meno, di un periodo, legato ad un luogo pieno di energia, che é stato come una vita, ma forse un giorno te li racconterò di persona.
    Ti allego una fotografia che ho scattato ad Antonello mentre lavorava ad un quadro. Ogni tanto smetteva di dipingere, si distanziava e si sedeva a guardare quello che aveva fatto. Poi si rialzava e spesso cancellava tutto con quattro cinque pennellate dense di un altro colore…

  27. Cosa avrei voluto dire 10 anni fa.

    Ciao Biondo,
    ti ho conosciuto nel 1975, quando per questioni burocratiche fui costretto a cambiare classe al liceo Battaglini e mi trovai (per mia fortuna) nella classe II I della succursale.
    Ci ritrovammo seduti allo stesso banco di quell’aula in un antico (diciamo “vecchio”) edificio di Taranto, vicinissimo al ponte Girevole. Provenivamo dallo stesso ambiente (figli di ufficiali di marina), e dopo una breve fase iniziale di competizione (rivalità su questioni femminili), questa si trasformò in amicizia.
    Amicizia che crebbe nel corso del tempo, oltre che per le cose divertenti che succedevano, per la sterzata che ebbe la nostra vita.

    Siamo stati entrambi precoci nell’incontro con la morte ed il dolore (Anna, Lulù e Giorgio), e questo ci ha dato un destino comune che ha reso il nostro legame speciale e ha determinato in noi un cambio di “paradigma” nella visione della vita.

    Sono stati anni divertenti ed anche faticosi. Uno dei momenti più alti fu quando al mio ritorno dagli USA per il corso di pilotaggio, all’uscita dal terminal di Fiumicino, ritrovai, oltre ai miei parenti e alla mitica Betty, te con il sassofono che ti avevo inviato, che suonavi Roma non fa’ la stupida stasera, sotto gli occhi sospettosi dei poliziotti (da poco era avvenuto un attentato terroristico all’aeroporto). La scommessa tra noi era stata questa: al momento dell’invio dello strumento (gentilmente donatomi da Herb) ti avevo scritto che in caso non avessi saputo suonarlo entro il mio rientro me lo sarei ripreso… ma tu, nonostante la difficoltà dell’attrezzo e del poco tempo a disposizione ci sei riuscito, grazie a quella caparbietà che ti ha sempre caratterizzato.

    Mi hai trasmesso l’amore per l’arte. Chi si sarebbe potuto immaginare che un giorno avrei affrontato un viaggio di migliaia di chilometri in auto “solo” per andare a visitare la casa-museo di Salvador Dalì, a Figueras? Eravamo tre giovani uomini, uno dei quali guidava con entrambe le braccia ingessate. Ricordo ancora l’espressione stupita del poliziotto spagnolo alla frontiera (il trattato di Schengen ancora non c’era). Con noi anche un cocker spaniel, che ci ha rimesso quasi la vita dopo che lo abbiamo lasciato una mattinata in auto sotto il sole. Siamo riusciti a salvare quel poveretto in extremis gettandolo nella vasca di una fontana.

    Anni impegnativi per tutti. La vita che ci allontana (tu eri in Piemonte) e poi ci riavvicina. Un incontro inaspettato con Mario al teatro, una successiva festa tra amici, un grande amore che nasce e che darà alla luce un piccolo biondo.

    Vite che continuano in paesi stranieri, una patologia imprevedibile che ti ha accompagnato fino all’ultimo istante, che modificherà il corpo ed il carattere… per entrambi un nuovo incontro ravvicinato con il dolore, come se avessimo mai potuto dimenticare il precedente.

    I miei figli ti “sentivano”. Paolo, con tutte le sue difficoltà, dopo tanti anni ti riconosce ancora in foto.

    Penso ai viaggi che avremmo potuto fare insieme con Rossana, Valeria, Tiziano, Giulio e Paolo, ai progetti che avremmo potuto iniziare… Mi manchi.

    Ciao biondo, mi manchi e mi mancherai sempre,

    Marcello

    1. Alessandra Modio

      Avevo 14 anni: una piccola ragazzina di un metro e cinquanta ed i capelli da maschiaccio. Curiosa del mondo. Il primo giorno di liceo mi dissero che sarei andata in succursale: sezione I. Feci amicizia con un ragazzo di IV; prendevamo l’autobus insieme e aspettavamo il suono della campanella. Per alcuni giorni si assento’. Incontrai sull’ autobus un suo compagno di classe, che mi disse: ‘Vuoi venire a dire le lodi?’ Io non sapevo nemmeno cosa fossero, ma ero curiosa, appunto, e ci andai. Conobbi così Gianfranco, Domenico, Anna, Marcello…e Antonello. Avevano uno strano modo di pregare, ma mi affascinò il loro modo di stare insieme. Il giorno dopo ritornai a passare il tempo con il mio ‘amico’ di IV. Noi delle classi prime uscivamo sempre alle 13 solo un giorno alla settimana, le V tutti i giorni. Accade che, il giorno che esco alle 13, trovo ad aspettarmi chi? Antonello. Questa storia l’avrò raccontata milioni di volte. Mi sento dire: Ciao, Alessandra! Come va?’. Insomma, quello che era sicuramente il ragazzo più bello dell’istituto, che mi aveva visto una sola volta, me, una piccola ragazzina alta un metro e niente, non solo mi stava aspettando, ma ricordava il mio nome…e io invece non ricordavo il suo. È l’episodio che ha segnato la mia vita, e non esagero. Tornai a dire le lodi con quel gruppetto di ragazzi. Non capivo cosa li rendesse così, ma una cosa mi era chiara: volevo essere come loro. Trascinai a dire le lodi quasi l’intera mia classe: venite e vedete. Antonello era il leader di questo gruppo, insieme a Gianfranco. Aveva un’attenzione e una tenerezza per noi ‘ piccole’ che non avevo mai visto in altri.
      Quell’anno morì il suo papà, all’improvviso. Eravamo piccoli. Ne fummo sconvolti. E lui che faceva? Ci consolava: un piccolo grande uomo di 19 anni. Un’altra immagine che ho chiara nella memoria sono lui e Alessandro al funerale, vestiti di grigio e blu, con la giacca, composti come neanche un adulto è capace di essere.
      Andavamo a trovarlo a casa, io, Anna e Rosangela. Luisa era a letto e lui aveva un modo speciale di stare vicino a lei.
      Un giorno lui e Gianfranco o Marcello, non ricordo, vennero a citofonare a casa mia: Alessandra, scendi! Io stavo lavando i piatti, mamma riposava. Allora lui salì, si tolse la maglietta e mi aiutò a lavare i piatti. Chi lo ha conosciuto può immaginare la faccia di mia madre quando si svegliò, venne in cucina e vide la scena.
      Finito il V, Antonello e Marcello entrarono in Accademia. Ho una foto di gruppo di quattro anni dopo, a Pisa, dove la mia classe si trovava in gita, in cui ci sono anche loro due. Non c’erano i cellulari, né internet: come abbiamo fatto a concordare un appuntamento, non ricordo, ma loro vennero a salutarci. Ecco l’attenzione e il bene che Antonello era capace di dare.
      Rossana, Tiziano, scusate se sono così ‘lunga’, ma Antonello è stata una delle persone più importanti della mia vita.
      Per anni non ci siamo più visti. Poi, internet. Sono un po’ matta anche io. Non potevo aver perso Antonello. Ho scritto il suo nome su Google e ho scoperto che aveva esposto i suoi quadri in una galleria d’arte in Germania. Ho scritto alla galleria, ho inviato la mia e mail
      Dopo qualche giorno mi arriva un’ e mail di Antonello. Oggetto: Sorpresa! Mi scrive: ecco una foto del mio matrimonio-battesimo ( e lì che vi ho visti, Rossana e Tiziano). Sono stato in Germania, ma da sei mesi sono a Roma
      Il destino, che roba assurda. La vita aveva portato me a 40 chilometri da Roma. Ci scambiamo i numeri di telefono e un giorno vado a trovarlo ad una sua esposizione. Ci sono stati 5 minuti di imbarazzo ( per me: non ci vedevamo forse da 30 anni), poi siamo tornati Alessandra e Antonello del liceo, seduti a terra a ridere e a raccontarci di noi. Mi raccontò anche che era stato male, sopravvissuto per un pelo, soccorso con l’eliambulanza. Ma me lo raccontò con la stessa serenità con cui mi parlava di tutto il resto. Mio marito, che era con me, ne fu colpito come tutti quelli che lo hanno incontrato.
      Abbiamo continuato a sentirci per telefono. Volevamo che le nostre famiglie si conoscessero, ma i 40 chilometri e le cose da fare ce lo hanno impedito. Qualche volta sono andata a Roma, ma lui era sempre alle prese con te, Tiziano.
      Dopo averlo incontrato, ho chiamato i miei amici di Taranto: ho trovato Antonello! E in molti lo hanno ricontattato.
      Ho un grande rammarico. Ho saputo della sua morte il giorno dopo il funerale. L’ho saputo casualmente. L’ho capito, in realtà. Non ho potuto salutarlo, non ho potuto abbracciare
      voi, Rossana. Alessandro e Tiziano, e dirvi quanto sia stato importante Antonello per me, e per tante persone che lo hanno incontrato. Gli ho voluto bene, gli voglio bene. Sono contenta di averlo rincontrato, lui, che nonostante il tempo e la vita trascorsi, era sempre lui. Il ragazzo-uomo di 18 anni che ha segnato la mia vita. Era il novembre del 1978.
      Rossana e Tiziano ( avevo quasi la tua età quando ho conosciuto tuo padre), vi scrivo i miei contatti. Mi piacerebbe incontrarvi. Antonello vive nell’amore, ma vive anche in tutti noi che abbiamo condiviso con lui un pezzo di strada.
      Alessandra Modio
      3317560612
      modio.ale@gmail.com

  28. Elisabetta Piccirillo Monaco

    Era l’agosto del 1979 quando conobbi per la prima volta il tuo papà, era fidanzato allora con una bellissima ragazza mora che sarebbe poi diventata mia cognata (penso che anche la tua mamma sia una sfolgorante bellezza mora… a lui piacevano così…) decidemmo di passare le vacanze insieme attraversando l’Italia e la dorsale appenninica da Livorno a Porto San Giorgio e poi giù fino a Taranto.
    Ci dividevamo la nostra vecchia Renault 4 e la vespa del tuo papà e posso dire con certezza che quella fu una delle più belle vacanze della mia vita. Sarà perché eravamo giovani e belli, sarà stato il senso di libertà che respiravamo e i paesaggi mozzafiato che attraversavamo…. L’amore, l’amicizia, la fratellanza… Il mondo era nostro. Gli occhi di tuo padre luccicavano di gioia e il suo sorriso smagliante illuminava tutti noi. Era papà che ci conduceva su sentieri e percorsi alternativi, li conosceva tutti lui! Arrivammo a Taranto e non potrò mai scordare il bacio e l’abbraccio pieno d’amore che Antonello dedicò alla sua mamma già tanto malata. E lei vide il sole.
    Ci siamo rivisti più volte ed eravamo insieme anche al suo mak P (non so se l’ho scritto bene)… una notte memorabile che ho visto hanno già raccontato altri amici.
    Le nostre strade si divisero ma i nostri cuori mai ed è per questo che appena abbiamo avuto occasione di rivedere zio Alessandro e Ginevra lo abbiamo fatto. Tanta era la voglia di ricordare, di rivivere, di raccontare e su quella spiaggia, al tavolo di quel ristorante era come se ci fosse anche il tuo papà con quel sorriso ineguagliabile e tutta la sua straordinaria sete di vita.
    È stata una bella idea quella della tua mamma di farti “raccontare” il tuo papà da coloro che lo hanno conosciuto e amato. Hai ragione quando asserisci che adesso Antonello è nell’amore… oltre a te, alla mamma e a zio Ale siamo in tantissimi a volergli bene. Ti abbraccio con lo stesso affetto con cui abbraccerei il tuo papà se potessi e spero di poterti conoscere un giorno…

  29. Zahlreiche Bilder, Situationen oder nur Momente geistern mir im Kopf umher, wenn ich an Antonello denke – meinem zu jener Zeit besten Freund. Es hat jetzt furchtbar lange gedauert, die paar Zeilen zu schreiben, da jede lebendige Erinnerung einen Tränensee ausgelöst hat und ich einfach nicht in der Lage war weiterzuschreiben. Außerdem werden meine stockenden Worte meinen Gefühlen niemals gerecht.
    Für mich das wohl Schönste von allem, das Antonello ausgestrahlt hatte, war seine wunderbare Leichtigkeit (Dabei nie oberflächlich! Schaut Euch nur mal seine Bilder an!) und seine ansteckende Freude. Wir haben oft wie die Kinder geblödelt und gelacht. Sein goldener Leitspruch war: „Mach Dir keine Sorge“ (In so sympathisch gebrochenem Deutsch gesprochen – versteht sich!). Herrlich, damit konnte er mich aus jedem noch so tiefen Loch förmlich herauskatapultieren.
    Das letzte Geschenk, das mir Antonello machte, war dieser abgebildete Pinsel. Damals natürlich Neu! Er war bis zum heutigen Tag gut 10 Jahre im Einsatz. Und ob Ihr´s glaubt oder nicht, er hat mir Glück gebracht! Antonello würde diesen Blödsinn natürlich nicht glauben! Egal, viele Arbeiten, die ich mit diesem Pinsel gemalt habe, sind verkauft!
    Ich vermisse Antonello sehr und bin Dir – liebe Rosanna – unglaublich dankbar, dass Du diesen Blog ins Leben gerufen hast!!!
    Molto bacis
    Katharina

  30. Gianfranco Gisotti

    Cara Rossana, caro Tiziano,
    ho atteso fin troppo per scrivere qualcosa su Antonello, che per me e Marcello era semplicemente “il Biondo”. Ho atteso tanto, troppo, perché mi era difficile trovare un “episodio”, un ricordo, semplicemente perché la nostra non era un’amicizia fatta di episodi, ma di quotidianità. Il Biondo era un amico “unico”, un fratello con cui condividere la banalità del quotidiano, ma nel contempo la parte più vera e importante di me, Per cui ho deciso di non starci ancora su a pensare e buttar giù tutto ciò che di lui porto e porterò sempre nel cuore.
    Con lui e Marcello ci si conobbe in secondo liceo, ma fu al terzo anno che diventammo inseparabili, quando anche lui incontrò il movimento di CL che io avevo incontrato in estate. Frequentandolo mi resi conto di che persona eccezionale fosse, cominciammo a studiare assieme tutti i giorni, con lui e Marcello formammo un trio irripetibile.
    Per descrivere chi fosse il Biondo, mi torna alla mente ciò che il nostro “maestro” don Giussani disse una volta: “Auguro a tutti voi di non essere mai tranquilli”. Ecco, il Biondo incarnava la positività di quella affermazione: la sua vita, circondata da tanto affetto, ma costellata anche da mille dolori di cui non l’ho mai sentito lagnarsi, è stata una ricerca continua di una felicità completa, di un significato totale, non si è mai accontentato di una felicità superficiale che il suo essere il più figo del liceo o il suo talento artistico avrebbero potuto regalargli facilmente. Perfino quando si studiava la letteratura veniva fuori questa sua “ricerca”: Il Biondo, oltre che l’arte, amava la letteratura, ma fregandosene di Sapegno e di chiunque altro: contava il paragone con la vita e la sua esperienza, non ciò che scrivevano i critici, era lui il “critico” di ciò che leggeva.
    Insomma, il suo era, per dirla con Papa Francesco, un “cuore inquieto”, mai stanco, mai pigro. Il tutto però senza la minima pesantezza: cuore inquieto ma pieno di allegria: chi dimentica, e Marcello me ne può dare conferma, le sue battute a volte sceme, le risate in classe, le cavolate e le divertenti figuracce per la strada … e poi la preparazione agli esami di Stato, spesso a casa del suo nonno triestino con vista sul golfo di Taranto, intervallate da qualche uscita in barca a vela o dal mitico concerto di Dalla e De Gregori.
    Credo proprio che tu abbia ragione, Tiziano: il tuo papà ora è nell’Amore con la A maiuscola, quell’Amore in cui ogni cuore inquieto si acquieta perché trova il suo compimento.
    Spero di non essere stato lungo e noioso e mi rammarico solo di non conoscervi di persona
    Gianfranco Gisotti

  31. Stella

    Antonello, è difficile focalizzare un ricordo della nostra breve ma intensa amicizia. Piuttosto una via lattea, fitta di piccole luci che rappresentano i tanti momenti trascorsi insieme. I nostri weekend passati a Capalbio! Il tuo sguardo ironico, il sorriso sfrontato ed allegro ….quello malinconico. Quando sei arrivato a casa con il disegno gigante di Cricchetto che avevi fatto per Tiziano e lo hai regalato a Niccolò. Quando giocavamo a burraco e ti arrabbiavi se perdevi!
    Tu e Rossana siete stati la mia “Famiglia di Elezione” quella che ti scegli al di là di quella biologica che ti viene data.
    Mi manchi tantissimo.

  32. Claudio

    Ho tantissimi ricordi, ma voglio condividere questi due che sono per me particolarmente cari.
    Arrivavi a casa con la tua Renault Megan e scendevi gridando “amici!! che piacere vedervi!!” poi ti avvicinavi con movimenti sinuosi, mi abbracciavi e mi dicevi ” Amoore”….con il tuo sorriso fantastico!
    La sera davanti al camino si tirava tardi e rimanevamo spesso soli noi due a chiacchierare …poi improvvisamente ti addormentavi, sereno e fragile come un bambino. Io ti mettevo addosso una coperta come per proteggerti.

  33. Niccolò

    Tiziano, ti ricordi quando salivi sul letto superiore del letto a castello della mia camera di Capalbio? ti volevo ricordare quel giorno in cui ti venne l’idea di salire e di realizzare svariati disegni, tra cui qualche linea e una sorta di maligna con la testa da re. Quando tuo padre venne a saperlo, decise di salire a cancellarlo. mio padre, invece, gli disse di tenerlo perché era, ed è ancora, un bellissimo ricordo.

  34. Valeria

    Ci siamo conosciuti a Livorno, al “Vernice Fresca”, Marcello ci teneva a farci incontrare. Avevo solo 26 anni. Siamo stati ospiti da te circa una settimana, nella tua “pazza” casa. La tua vita era agli antipodi della mia: giorno e notte quasi invertiti, ero circondata da folte, lunghe e vigorose chiome maschili, tua e dei tuoi amici. Quante risate, mi facevi sempre lo sgambetto mentre camminavo, ricordi? E ridevi, ridevi. Alla fine della nostra permanenza dicesti a Marcello, in mia presenza: lei è quella giusta!
    Da subito ho sentito per te un grande affetto, un legame familiare, come se anche nella sfera dei sentimenti valesse la proprietà transitiva. Proprietà che si è applicata con naturalezza anche con Rossana. Eravamo tanto diversi, ma in famiglia non ci si sceglie.
    Ti ricordo generoso, fuori dagli schemi, amante della vita, quasi regale, capace di “vedere” e “sentire”, e nello stesso tempo volitivo, caparbio e orgoglioso.

    Tra i tanti, due i gesti che porto nel cuore…
    – Quando senza preavviso venisti a casa a Frascati e ci donasti tre giorni di massacrante lavoro, a raschiare e levigare la scala di legno della nostra casa. Indossasti la tuta di volo di Marcello. Quanta fatica, quante risate, quante interminabili discussioni su come progettare la nostra nuova casa, su dove spostare la scala (comunque sappi che alla fine l’abbiamo messa dove dicevi tu);
    – Quando, con Rossana e Tiziano, venisti a prendere me, Giulio e Paolo per andare in gita alla fungaia (Marcello non c’era). Paolo allora era nel pieno delle sue grandi difficoltà evolutive. Era incontenibile, e la nostra vita sociale era ridotta quasi a zero. Ma tu con lui ci stavi, ti divertivi (e lui con te). Paolo con te ha avuto da subito un legame speciale, ti chiamava per nome, ti dava la mano… e per tanti anni ha continuato a riconoscerti in foto.
    Gesti di straordinaria normalità, ciò che per te era assolutamente normale era in realtà straordinario.

    …e due le immagini …
    -il tuo viso, luminoso, “completato”, quando Rossana è entrata nella tua vita;
    -la tua camminata, quando fiero, amorevole e protettivo portavi al mare Tiziano, allora un fagottino racchiuso nel suo marsupio.

    E poi il sogno infranto… avevamo appena cominciato a progettare il nostro primo viaggio bifamiliare in barca a vela… dopo dieci anni il mio pensiero si ferma sempre/ancora qui…

    Un grande abbraccio,
    Ciao,
    Valeria

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